Archiviato in: teatro di figura | Tag: marionette, opera dei pupi, pupi siciliani, tecniche artistiche, tradizioni popolari
La struttura di base del Pupo è costituita da tre elementi fondamentali: legno, metallo e stoffa. Di legno sono: la testa, avambracci e mani, busto e gambe; di metallo: i giunti che uniscono le gambe al busto, i giunti delle ginocchia (nei pupi Palermitani), l’asta che serve a sorreggere il pupo (parte integrante della testa), che attraverso un gancio si collega al busto, e una seconda asta in metallo, inserita nella mano destra (evoluzione del pupo siciliano); di stoffa: le braccia, che uniscono gli avambracci al busto. La parte più difficile da costruire è la testa del Pupo. Essa si può realizzare utilizzando il legno e in qualche caso la creta. In passato tale compito era affidato ad esperti artigiani, col passare del tempo è stato lo stesso Puparo ad occuparsi di tale compito che svolge grazie anche all’ausilio di calchi in piombo.
Nella preparazione dei pupi, che svolgono la funzione di eroi e di protagonisti, oltre che la ricercata ed attenta espressività dei volti, bisogna tenere conto soprattutto del repertorio ornamentale delle armature realizzate con materiali vari quali: rame,ottone e alpacca (una lega conosciuta anche come argentana, composta da rame al 50%, nichel al 20% e zinco al 30%), lavorate con la tecnica a sbalzo. Nella scuola palermitana vengono inoltre abbelliti con motivi arabeschi e decorazioni in ottone, che vengono poi saldati a stagno nell’armatura, rendendola così più pregiata.
La scelta del disegno non è casuale, né viene affidata alla creatività dell’artigiano, ma fa preciso riferimento a canoni prestabiliti, utilizzati per individuare il personaggio.
I vari personaggi hanno un diverso abbigliamento in base al loro ruolo. Esso prevede una “faroncina“, cioè un gonnellino, e dei pantaloni alla zuava per i Pagani; i Paladini oltre al gonnellino hanno anche delle calze lunghe a coscia; i Mori, invece, indossano una tunica e portano uno scudo solitamente rotondo, una lancia e un turbante.
Orlando, è senza dubbio il protagonista indiscusso delle vicende dell’Opera dei pupi; egli è il più valoroso dei paladini di Carlo Magno, ed è un personaggio realmente esistito nel 700, le cui imprese eroiche sono cantate alla fine dell’XI secolo nella Chanson de Roland; caduto nella battaglia di Roncisvalle (778), questi divenne nelle chansons de geste il simbolo delle virtù eroiche e cortesi. Sulla scena egli è il più valoroso tra i cavalieri di Carlo Magno, a cui salva la vita, è dotato di grande coraggio ed è animato da sentimenti di grande fedeltà e lealtà nei confronti del suo re; tra i personaggi dell’Opera dei pupi è quello in cui maggiormente storia e leggenda si confondono. Viene rappresentato con una colomba sul cimiero, sulla corazza e sullo scudo, porta abiti e mantello rossi, la tipica faroncina, con delle calze lunghe a coscia.
Carlo Magno, il potentissimo Imperatore di Francia viene presentato in due versioni, la prima, da corte, con una tunica ricamata, una ricca corona e un mantello di velluto; la seconda, da battaglia che comprende l’elmo incoronato e lo scudo esagonale con l’insegna del giglio di Francia, severo il volto, e scura la barba.
Altre due figure che non potrebbero mancare e che ruotano costantemente attorno al protagonista, fungendo da corollario, sono Angelica, la donna saracena per cui lo stesso Orlando impazzisce d’amore perdendo il senno che soltanto sulla luna riuscirà a ritrovare, e Rinaldo, cugino di Orlando, secondo cavaliere della corte di Carlo, dal carattere benevolmente ribelle, particolarmente amato dal pubblico. Quest’ultimo viene rappresentato con il leone sul cimiero, sulla corazza e sullo scudo. I suoi abiti sono verdi.
Non possono certamente mancare, accanto ai personaggi che incarnano virtù quali il coraggio e l’onestà, altre figure – se vogliamo “negative” ma altrettanto indispensabili – che i paladini valorosi devono sconfiggere per riaffermare ogni volta la supremazia del bene sul male: Gano di Magonza, il traditore, figura piccola e goffa con grandi baffi, lunga barba e degli sfregi in viso. Sullo scudo e sul petto ha incisa la M dei Magonzesi, che il pubblico interpretava come malvagità e malizia, e i guerrieri saraceni, dei quali si identificano i più importanti: Ferraù, Agramante, Marsilio, Agricane, Rodomonte, Mambrino, essi hanno come segno distintivo il volto scuro e truce ornato da baffi all’ingiù.
I personaggi femminili si richiamano invece ad una visione bambolesca della donna, dal viso rotondo ed ingenuo, dagli occhi vividi a da lunghi capelli ricadenti sulle spalle; le guerriere (Bradamanti) invece, sono caratterizzate da armature ed armi con le insegne del proprio casato. Nel 1° ottocento Angelica, Berta, Claudiana e le altre donne illustri vestono secondo la moda di quell’epoca, su un tono più dimesso sia nel vestiario, che nelle armature, troviamo i personaggi minori, le figure ordinarie e le comparse.

fonte/foto: http://www.irsap-agrigentum.it/Teatro%20di%20figura.htm#teatro%20di%20figura
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