Archiviato in: storia del teatro di figura | Tag: marionette, opera dei pupi, pupi siciliani, tradizioni popolari
Per pubblicizzare una rappresentazione, i maestri pupari si servivano di cartelloni appositamente dipinti.
A Palermo si adoperavano dei cartelloni di carta di imballaggio dipinti a tempera (tra il 1920 e il 1950) larghi 2 m. e lunghi 3 o 4 m., suddivisi a scacchi (come quello usato dai cantastorie), nei quali erano illustrati i momenti salienti degli episodi, che dovevano essere rappresentati nel corso della settimana; i riquadri variavano da un minimo di sei, per gli avvisi ordinari, ad un massimo di dodici per gli avvenimenti più importanti del ciclo, come per la rappresentazione della Rotta di Roncisvalle.
A Catania invece i cartelloni (realizzati nello stesso modo di quelli palermitani) proponevano un solo grande riquadro con il quale si reclamizzava la scena madre e centrale dello spettacolo di ogni giorno.
Spesso erano gli stessi pupari come Giuseppe Argento di Palermo che preparavano i cartelloni o nella fattispecie facevano ricorso ai pittori di carri. Famosi e bravissimi cartellonisti palermitani furono: Nicolò Rinaldi detto “Faraone”, Nunzio Coppolone e Giovanni Di Cristina. Da notare che questi cartelloni erano tramandati da padre in figlio per cui ogni puparo ne aveva sempre pronte moltissime per le varie necessità di scena. Dopo il 1950 questi quadri furono dipinti su tela di cotone. Dubbia è però l’individuazione delle fonti iconografiche dalle quali discendono i disegni e i tratti figurativi di questi cartelloni. Il problema comunque s’inquadra in una ricerca decorativa che tiene conto degli esempi offerti da una vasta produzione di stampe e immagini popolaresche.
Nel 1858 viene pubblicata la Storia dei Paladini di Francia di Giusto Lo Dico corredate da disegni di Mattaliano, che a loro volta rimandano alle xilografie e riproduzioni cinque-seicentesche avvenuta nei primi anni del secolo. Alcuni studiosi, tendono a risalire ad uno stile composito di elementi bizantini, arabi, francesi, spagnoli etc., ma la storia dei pupi in effetti coincide con le vicende delle famiglie dei marionettisti.

Cartellone dell’opera dei pupi Palermitani dal teatro di Gaspare Canino (Palermo)
“Sbarco di Rodomonte alle marine del monaco”
Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
foto: Cappellani

Cartellone dell’opera dei pupi Catanese dipinto da Francesco Vasta (Catania), 1920
“Perì mette in fuga Zanclea”
Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
foto: Bazan
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