Altra grande componente del teatro di figura è l’ombra, una tecnica teatrale tipicamente cinese. L’origine del teatro delle ombre è legata a una leggenda che narra di come un imperatore della dinastia Han, disperato per la prematura scomparsa della sua concubina prediletta, venne soccorso da un monaco taoista che promise al sovrano di riportare in vita la giovane. Fece muovere l’immaginaria fanciulla dietro una tenda illuminata da una candela, mentre l’imperatore si rallegrava di poter rivedere almeno l’ombra della sua amata.
Questo tipo di teatro venne introdotto a corte durante il regno Ming (1300 circa), destando grande interesse perché creava una netta separazione fra attori e pubblico, cosa assai gradita in un’epoca di forte moralismo, in cui soprattutto le attrici non dovevano mostrarsi.
I pupazzi dei quali ci si serviva erano fatti di pelle d’asino e di pecora e venivano immersi nell’olio per renderli trasparenti prima di essere ritagliati in varie forme.
Venivano mossi da attori per mezzo di tre bacchette e dietro un panno bianco illuminato dall’alto; ogni attore poteva muovere fino a sei pupazzi alla volta.
La peculiarità di questo teatro, rispetto a quello delle marionette, era quella di poter offrire allo spettatore una visione tridimensionale dello spazio, caratterizzando maggiormente i personaggi attraverso movimenti eseguiti in base a un ritmo ben preciso.
L’antica arte cinese è stata poi esportata in tutto il mondo e, al giorno d’oggi, con ombre cinesi si indicano, in generale, tutte le ombre che vengono proiettate attraverso l’uso delle mani o di ritagli di carta o cartoncini. Negli spettacoli le figure non si vedono direttamente ma, come dice il nome stesso, appaiono solo le loro ombre. Lo spettatore si pone davanti a uno schermo bianco semi-trasparente dietro il quale degli attori manovrano le figure e recitano le varie parti. Una potente fonte di luce proietta le ombre direttamente sullo schermo con l’effetto di ingigantirle e rendere animate le figure.
fonte: http://www.teatrocinese.it/testimonianze/testimonianze5.html

foto di serena fanara, ombre cambogiane esposte al Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino, Palermo









